Cibi Ultra-Processati: Cosa Sono, Come Riconoscerli e Perché Fanno Male (Classificazione NOVA)

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Apri il tuo frigorifero adesso. Guarda cosa c’è dentro.

Fai un esperimento mentale: porta tua nonna 70 anni indietro nel tempo e mostralo a lei. Quanti di quegli alimenti riconoscerebbe come cibo? Probabilmente meno della metà. E avrebbe ragione a essere disorientata — perché la maggior parte di quello che il supermercato moderno chiama “cibo” non è mai esistita in natura prima degli anni ’80.

Questa è la distinzione che cambia tutto: non calorie, non macronutrienti, non indici glicemici. La domanda fondamentale che dovresti farti davanti a qualsiasi alimento è una sola: questo è cibo vero o è un prodotto industriale che simula il cibo?

La risposta ha implicazioni misurabili sulla tua salute — e la scienza degli ultimi dieci anni è inequivocabile su questo punto.

Il Momento in cui il Cibo è Diventato “Prodotto”

Negli anni ’80, l’industria alimentare ha scoperto qualcosa di rivoluzionario: prendere ingredienti economici — farina raffinata, zucchero, oli industriali, aromi sintetici — combinarli in proporzioni precise per attivare i centri del piacere nel cervello, e venderli a prezzi enormemente superiori al loro valore reale.

Il risultato è stato la nascita e l’esplosione dei cibi ultra-processati. Non come categoria nutrizionale riconosciuta dall’inizio — all’epoca non esisteva ancora un framework scientifico per definirli — ma come modello di business dominante. Oggi rappresentano il 50-60% degli alimenti nei supermercati occidentali e, nelle diete medie, il 50-80% delle calorie quotidiane.

Come scrive il professor Carlos Monteiro, il ricercatore brasiliano che ha sviluppato il sistema di classificazione più usato al mondo: “Il problema non è il cibo in sé, ma quello che gli viene fatto prima di arrivare nel tuo piatto.” Non è questione di zucchero o grasso in sé — è questione di quanto e come un alimento è stato trasformato dall’industria per massimizzare palatabilità, convenienza e margine commerciale.

Due studi che cambiano il modo di vedere il cibo

Nel 2019, un team del NIH americano ha condotto il primo studio randomizzato e controllato nella storia che confrontasse direttamente una dieta ultra-processata e una dieta non processata in condizioni di laboratorio controllate. Risultato: i partecipanti esposti alla dieta ultra-processata assumevano spontaneamente 500 calorie in più al giorno — non perché avessero più fame, ma perché i meccanismi naturali di regolazione dell’appetito non rispondono ai segnali degli ultra-processati allo stesso modo del cibo vero. In sole due settimane, il gruppo ultra-processato aveva guadagnato in media quasi un chilo.

Nello stesso anno, un grande studio prospettico francese pubblicato su BMJ su oltre 100.000 adulti ha trovato che ogni aumento del 10% del consumo di cibi ultra-processati era associato a un aumento del 14% della mortalità per tutte le cause. Il meccanismo non era solo calorico: questi prodotti alterano il microbiota intestinale, aumentano l’infiammazione sistemica cronica e interferiscono con i circuiti neurologici della sazietà in modo che il cibo vero non fa.

→ Fonti: Hall KD et al., “Ultra-Processed Diets Cause Excess Calorie Intake and Weight Gain,” Cell Metabolism, 2019 — PubMed

La Classificazione NOVA: il Framework che ha Cambiato la Scienza della Nutrizione

Nel 2010, il gruppo di ricerca del professor Monteiro dell’Università di São Paulo ha introdotto la classificazione NOVA — il primo sistema scientifico per categorizzare gli alimenti non in base ai nutrienti che contengono, ma in base al grado e allo scopo della loro trasformazione industriale. Oggi è adottata dall’OMS, dalla FAO e da numerosi sistemi sanitari nazionali.

La rivoluzione concettuale di NOVA è semplice ma profonda: due alimenti con identico profilo nutrizionale possono avere effetti completamente diversi sulla salute a seconda di come sono stati prodotti. Il saccarosio di un dattero fresco e il saccarosio in un biscotto ultra-processato sono chimicamente identici — ma il contesto in cui arrivano (fibra, micronutrienti, velocità di assorbimento, effetti sul microbiota) è radicalmente diverso.

Gruppo NOVA 1 — Cibo vero

Alimenti Minimamente Processati

Verdure, frutta, carne, pesce, uova, legumi, cereali in chicco, noci, semi, latte intero, yogurt naturale. Alimenti che esistono in natura e che subiscono al massimo trasformazioni fisiche minimali — essiccazione, congelamento, pastorizzazione — senza aggiunta di nessuna sostanza estranea.

Questi sono cibo. Il tuo corpo sa come usarli perché si è co-evoluto con loro per centinaia di migliaia di anni. I meccanismi di sazietà li riconoscono. Il microbiota intestinale li usa come substrato. I recettori ormonali dell’appetito rispondono ai loro segnali in modo fisiologico.

Gruppo NOVA 2 — Strumenti culinari

Ingredienti Culinari Processati

Olio extravergine d’oliva, burro, farina, zucchero, sale, aceto, amidi, spezie. Non sono cibo da mangiare da soli — sono strumenti per trasformare gli alimenti del Gruppo 1 in pasti. Il problema non è mai l’olio o il sale in sé: il problema nasce quando questi ingredienti vengono usati dall’industria, in proporzioni ottimizzate dalla scienza del food engineering, per costruire i prodotti del Gruppo 4.

Gruppo NOVA 3 — Il confine accettabile

Alimenti Processati Tradizionalmente

Pane artigianale a lievitazione naturale, formaggi stagionati, salumi di qualità, conserve sott’olio, legumi in barattolo, pesce in scatola al naturale, vino, birra artigianale. Sono essenzialmente alimenti del Gruppo 1 trasformati con metodi tradizionali e riconoscibili — fermentazione, stagionatura, salagione, affumicatura — con l’obiettivo di preservarli o modificarne sapore e texture.

Non sono il problema. La dieta mediterranea tradizionale — una delle più studiate al mondo per i suoi effetti protettivi sulla salute — è costruita principalmente su alimenti di questo gruppo. Come descritto nell’articolo sulla nutrizione funzionale →, il Mediterraneo non è un regime dietetico inventato: è il modo in cui popolazioni intere hanno mangiato per millenni.

Gruppo NOVA 4 — Il problema

Cibi Ultra-Processati: Prodotti Industriali con Funzione Alimentare

Prodotti con cinque o più ingredienti, contenenti sostanze che non si usano in cucina domestica: emulsionanti, stabilizzanti, aromi artificiali, coloranti, dolcificanti sintetici, maltodestrine, proteine idrolizzate, oli idrogenati, agenti schiumogeni, gelatine industriali. Assemblati dall’industria con un unico obiettivo: massimizzare palatabilità, convenienza e margine commerciale — non il tuo benessere.

Il tuo corpo non li riconosce come equivalenti al cibo vero. I meccanismi di sazietà non funzionano allo stesso modo. Come documentato nell’ebook Reset Microbiota, gli emulsionanti presenti negli ultra-processati assottigliano lo strato di muco protettivo intestinale, permettono ai batteri patogeni di avvicinarsi alla parete intestinale e scatenano infiammazione cronica. Il tuo microbiota intestinale → risponde in modo radicalmente diverso a un piatto di lenticchie e a una barretta proteica — anche se sulla carta hanno la stessa quantità di proteine.

→ Fonte: Monteiro CA et al., “The UN Decade of Nutrition, the NOVA food classification and the trouble with ultra-processing,” Public Health Nutrition, 2018 — PubMed

I “Sani” che Sono Ultra-Processati in Maschera — La Parte Più Pericolosa

Questa è la trappola più sofisticata dell’industria alimentare moderna. Non è riconoscere le patatine come cibo spazzatura il problema — quello lo sanno tutti. Il problema è che decine di prodotti che percepiamo come sani o neutri sono classificabili come Gruppo 4 esattamente quanto una merendina.

I Cereali “Integrali” da Colazione

La confezione mostra campi di grano dorati, foglie verdi, claim come “ricco di fibre”, “fonte di vitamine”. Dentro: farina raffinata, sciroppo di glucosio-fruttosio, zucchero, miele in quantità minima, crusca aggiunta artificialmente (per poter scrivere “integrale”), colorante al caramello, vitamine sintetiche spruzzate dopo la lavorazione per compensare quelle distrutte dal processo industriale ad alta temperatura. Non è un alimento integrale — è un prodotto industriale fatto CON una piccola percentuale di ingredienti integrali.

La crusca aggiunta ex post non ha lo stesso effetto biologico della fibra naturalmente presente nel chicco integrale. Come documentato nell’ebook I Cibi del Benessere, il rapporto omega-6/omega-3 nella dieta occidentale è passato da 1:1 nelle diete tradizionali a 15-20:1 nella dieta moderna — e i cereali da colazione industriali contribuiscono significativamente a questo squilibrio pro-infiammatorio.

Lo Yogurt “Proteico”, “Light” e “Funzionale”

Lo yogurt vero ha due ingredienti: latte e fermenti lattici. Punto. Lo yogurt “proteico” o “light” da supermercato ne ha 12-18: latte scremato, concentrato di proteine del siero di latte, amido modificato, pectina, gomma di xantano, carragenina, dolcificanti artificiali (aspartame, acesulfame K), aromi naturali (che nella legislazione europea possono contenere componenti sintetici), coloranti. È classificabile come ultra-processato esattamente quanto uno snack confezionato.

La ricerca pubblicata su Nature nel 2014 ha dimostrato che i dolcificanti artificiali presenti in questi prodotti alterano il microbiota intestinale inducendo intolleranza al glucosio — esattamente l’effetto che chi compra il prodotto “light” sta cercando di evitare. Come descritto nell’articolo sul Protocollo 4R →, il microbiota non distingue tra “light” e “normale” — distingue tra cibo vero e prodotto industriale.

Le Barrette Proteiche e gli Snack “Fitness”

Lista ingredienti media: isolato di proteine del siero di latte, sciroppo di maltitolo, olio di palma, cacao in polvere parzialmente sgrassato, gomma arabica, lecitina di soia, aroma vaniglia, sucralosio, acesulfame K. Diciotto ingredienti. È il profilo di un ultra-processato sofisticato, non di un alimento che supporta la tua salute — indipendentemente da quante “g di proteine” ci siano scritto sopra.

Le Bevande “Funzionali” e gli Integratori Liquidi

Acqua + sciroppo di glucosio + acido citrico + acido ascorbico sintetico + coloranti “naturali” (estratti con solventi industriali) + aromi + conservanti. Una bottiglia da 500ml contiene 25-30g di zucchero — sei o sette cucchiaini. Paghi l’acqua zuccherata 10 volte tanto in cambio di un’etichetta con foglie verdi e una claim su vitamine che il tuo corpo eliminerà entro poche ore.

La regola più scomoda: più un prodotto urla “SANO!” sulla confezione — “naturale”, “integrale”, “senza zuccheri aggiunti”, “fonte di fibre”, “con probiotici” — più probabilmente è ultra-processato. Una mela non ha bisogno di marketing. Le lenticchie non hanno bisogno di claim. Il broccolo non viene venduto con un endorsement di cardiologi. Come descritto nell’articolo sui trucchi dell’industria alimentare →, il fronte della confezione è territorio del marketing, non dell’informazione. L’unica cosa che conta è il retro: la lista ingredienti.

Come Riconoscere il Cibo Vero in Meno di un Minuto

Non serve un corso di nutrizione. Non serve conoscere la biochimica degli additivi. Bastano cinque test da applicare a qualsiasi alimento — in qualsiasi supermercato, in qualsiasi paese.

1

La Regola dei 5 Ingredienti

Conta gli ingredienti. Più di cinque: inizia a sospettare. Più di dieci: ultra-processato quasi certamente. Il numero di ingredienti è uno dei proxy più affidabili del grado di processazione — il cibo vero ha pochi ingredienti perché è l’ingrediente. Come indicato nell’ebook Reset Microbiota, la regola pratica dello shopping è: “etichetta con più di 5 ingredienti? Ripensa. Ingredienti che non riconosci? No.”

2

La Regola della Pronunciabilità

Leggi la lista ingredienti ad alta voce. Se ci sono parole che non riesci a pronunciare — maltodestrine, poliricinofeato di poliglicerolo, acesulfame K, carragenina, eritritolo, gomma arabica, lecitina di soia idrolizzata — stai leggendo la lista di un laboratorio chimico, non di una cucina. Il cibo vero usa ingredienti che hanno un nome riconoscibile anche da tua nonna.

3

La Regola del Tempo

Il cibo vero marcisce. Se un prodotto ha una scadenza di due anni, è perché contiene conservanti chimici, ha una percentuale di acqua talmente bassa da non permettere la vita batterica, oppure è stato sottoposto a processi che distruggono qualsiasi forma di attività biologica — inclusi i nutrienti. I conservanti che impediscono ai batteri di proliferare nel prodotto svolgono la stessa funzione nel tuo intestino, alterando il microbiota →.

4

La Regola dello Zucchero Nascosto

Lo zucchero si nasconde sotto oltre 60 nomi diversi nelle etichette italiane: sciroppo di glucosio-fruttosio, destrosio, maltosio, sciroppo di riso, succo di frutta concentrato, sciroppo d’agave, maltodestrine, nettare di agave, sciroppo di malto. La tecnica industriale più comune è la frammentazione degli zuccheri: invece di mettere “zucchero” al secondo posto (troppo ovvio), lo dividono in 5-6 tipi così che ciascuno appaia più in basso nella lista — ma se li sommi, lo zucchero è spesso l’ingrediente principale.

5

La Regola della Nonna

Porta mentalmente tua nonna al supermercato. Mostrala un prodotto. Se dice “ma questo cosa sarebbe?”, lascialo sullo scaffale. Questo test coglie esattamente ciò che conta: il cibo vero è riconoscibile come tale attraverso le generazioni — le barrette proteiche, gli yogurt funzionali e le bevande “energetiche salutiste” non esistono da abbastanza tempo per passare questo test.

La mia prospettiva — Gianluca Tedesco

Ho iniziato a usare il test della nonna quasi per gioco. Poi ho smesso di ridermici sopra quando ho analizzato sistematicamente il contenuto del mio frigorifero e delle mie dispense.

La cosa che mi ha colpito di più non erano i prodotti ovviamente spazzatura — quelli li avevo già eliminati da anni. Era il 40% di quello che credevo fosse “sano”: lo yogurt proteico post-allenamento, le barrette integrali da viaggio, i cereali bio per la colazione, le bevande con elettroliti. Tutto Gruppo 4. Tutto progettato da un laboratorio per sembrare cibo senza esserlo.

Da quando ho spostato il focus dal “questo è sano?” al “questo è cibo vero o un prodotto industriale?”, tutto è diventato più semplice. Non conto più calorie. Non leggo più etichette nutrizionali per ore. Guardo la lista ingredienti in 10 secondi: riconosco tutto o no? Ci sono nomi che non pronuncio? La mia digestione è cambiata, la mia energia è cambiata, e — non lo avrei mai detto — ho smesso di pensare ossessivamente al cibo. Perché il cibo vero regola l’appetito. I prodotti industriali no.

Cosa Succede al Corpo Quando Torni al Cibo Vero

La transizione dagli ultra-processati al cibo vero produce effetti documentati e prevedibili. Non in modo lineare — le prime settimane possono essere difficili perché il cervello è abituato ai livelli di stimolazione del “bliss point” industriale — ma la direzione è costante e i cambiamenti, quando arrivano, tendono a essere strutturali.

  • Settimana 1–2: il palato inizia a resettarsi. Gli alimenti che sembravano insipidi — verdure, cereali integrali, legumi — iniziano ad avere sapore. Il cervello riduce gradualmente la risposta dopaminergica agli ultra-processati. Come descritto nell’articolo su come rieducare il palato →, questo processo richiede circa 14 giorni di esposizione coerente al cibo vero per diventare stabile. Le prime due settimane sono le più difficili — poi si inverte.
  • Settimana 3–4: l’energia diventa più stabile nel corso della giornata. I crolli pomeridiani si riducono o scompaiono perché non ci sono più picchi glicemici da ultra-processati a indurre ipoglicemia reattiva. La fame diventa più prevedibile: arriva a orari regolari, è meno urgente, è più facile da gestire. Il gonfiore addominale cronico si riduce nella maggior parte delle persone già a questo stadio.
  • Mese 2: il microbiota intestinale inizia a diversificarsi in risposta all’aumento di fibre prebiotiche naturali. Come documentato nello studio di Stanford pubblicato su Cell (2021), la diversità microbica aumenta in modo misurabile in 10 settimane di alimentazione orientata al cibo vero e ai fermentati. Il peso tende a normalizzarsi senza contare calorie — esattamente come nello studio NIH citato sopra, dove la perdita era spontanea.
  • Mese 3+: effetti strutturali: pelle più chiara (meno infiammazione sistemica), sonno più profondo (il microbiota produce precursori della serotonina e della melatonina), sistema immunitario più efficiente. Questi effetti non sono percettivi — sono misurabili nei marker ematici.
Lo studio che lo conferma in modo inequivocabile

Lo studio randomizzato controllato del NIH (Hall et al., 2019) ha documentato che i partecipanti esposti alla dieta non processata per soli 14 giorni avevano una perdita di peso spontanea media di 0,9 kg senza nessuna restrizione calorica intenzionale — semplicemente perché i meccanismi naturali di regolazione dell’appetito tornavano a funzionare correttamente in assenza degli ultra-processati. Non è che mangiassero meno perché volevano. È che i recettori della sazietà tornavano a segnalare correttamente quando il corpo aveva ricevuto abbastanza energia e nutrienti.

Come Fare la Transizione Senza Impazzire (e Senza Ricadute)

L’errore più comune è cercare di cambiare tutto in una settimana. Non funziona — non perché manchi la forza di volontà, ma perché il cervello resiste ai cambiamenti radicali del sistema di ricompensa. Come documentato in tutti gli studi sulla modifica del comportamento alimentare, i cambiamenti progressivi e specifici hanno tassi di mantenimento a lungo termine enormemente superiori rispetto ai cambiamenti radicali immediati.

Passo 1: Identifica i 3 ultra-processati che consumi più spesso

Non quelli che mangi occasionalmente — quelli che entrano nella tua casa ogni settimana. Cereali da colazione? Yogurt aromatizzati? Crackers integrali? Barrette proteiche? Succhi di frutta? Scegli i tre con la frequenza più alta e trova un’alternativa reale per ciascuno. Sostituire un ultra-processato alla volta è più efficace che eliminare tutto insieme.

Passo 2: Sostituisci con cibo vero, non con versioni “light” degli stessi prodotti

Sostituire cereali ultra-processati con cereali bio ultra-processati non è un passo avanti — è spendere di più per lo stesso problema. La sostituzione deve essere verso il Gruppo 1 o 3: cereali da colazione → avena integrale in fiocchi. Yogurt proteico → yogurt greco naturale intero con frutta fresca. Barrette proteiche → frutta secca e mandorle crude. Succhi → frutta intera. Come descritto nell’articolo su come fare la spesa intelligente →, queste alternative costano sempre meno e nutrono sempre meglio.

Passo 3: Applica la regola 95/5

L’obiettivo non è la perfezione — è la consistenza. Il 95% del tempo, cibo del Gruppo 1-3. Il 5% — cene fuori, compleanni, viaggi — flessibilità senza sensi di colpa. La coerenza batte la perfezione ogni volta: mangiare bene il 95% del tempo per un anno è enormemente più efficace che mangiare perfettamente per tre settimane e poi mollare perché non è sostenibile.

Avevo provato ogni dieta — zona, chetogenica, conteggio dei macros, intermittent fasting. Perdevo qualcosa e riprendevo tutto, con gli interessi. Poi ho smesso di pensare ai numeri e ho iniziato a fare una sola domanda prima di mangiare qualcosa: questo è cibo vero? In due mesi ho perso sette chili senza pesare niente e senza usare nessuna app. Ma la cosa che non mi aspettavo era che avevo meno voglia di dolci — non perché mi sforzassi, ma perché non li volevo più davvero. Ho capito che il problema non era mai stata la forza di volontà.

— Marco T., 41 anni, imprenditore, Bologna

Il Punto di Non Ritorno: Cosa Fare Adesso

Leggere questo articolo non cambia niente. Capire la classificazione NOVA, riconoscere i falsi sani, sapere che il NIH ha documentato 500 calorie in più al giorno dagli ultra-processati — questa conoscenza, da sola, non cambia la tua spesa di giovedì sera.

Quello che cambia qualcosa è una decisione concreta, presa adesso, su un singolo elemento. Non una dieta. Non un reset totale. Un elemento.

Tua nonna non aveva bisogno della classificazione NOVA per mangiare bene. Non conosceva il “bliss point” o gli emulsionanti o la frammentazione degli zuccheri. Mangiava bene perché quello che aveva intorno era cibo vero — non per virtù o forza di volontà, ma per mancanza di alternative industriali. Noi l’alternativa ce l’abbiamo, ma dobbiamo sceglierla attivamente.

Il punto di non ritorno non è il giorno in cui capisci tutto sulla nutrizione. È il giorno in cui metti giù la barretta proteica e prendi le mandorle. È il giorno in cui leggi la lista ingredienti dello yogurt che compri ogni settimana da anni e decidi di comprarne uno con due ingredienti invece di quattordici. È il giorno in cui al supermercato vai prima al reparto frutta e verdura invece che ai corridoi centrali.

Piccolo. Concreto. Adesso. Il resto viene da sé.

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Domande Frequenti

Devo eliminare completamente gli ultra-processati?

No — e l’obiettivo dell'”eliminazione totale” è controproducente. Crea un rapporto ossessivo con il cibo che fa più danni della ceduta occasionale. L’obiettivo realistico e sostenibile è ridurli dalla posizione dominante (50-80% delle calorie) a un ruolo marginale (10-20%). Con questa proporzione — Gruppo 1-3 per il 80-90% dei pasti, tutto il resto liberamente per il restante — la differenza sulla salute è documentata e il sacrificio percepito è minimo. Come descritto nell’articolo sull’alimentazione consapevole →, la rigidità non è mai la risposta: la consapevolezza sì.

I prodotti “bio” ultra-processati sono meno dannosi?

No. Il biologico certifica le modalità di produzione degli ingredienti (senza pesticidi di sintesi, allevamento estensivo), non il grado di processazione del prodotto finale. Una barretta proteica biologica con 18 ingredienti è un ultra-processato del Gruppo 4 esattamente come la versione convenzionale — e ha gli stessi effetti sul microbiota, sui circuiti della sazietà e sull’infiammazione sistemica. Il biologico non modifica la classificazione NOVA. Puoi avere ultra-processati biologici (stesso problema, solo più costosi) e alimenti Gruppo 1 convenzionali eccellenti. Le due dimensioni sono completamente indipendenti.

Come gestisco le etichette quando non ho tempo al supermercato?

La strategia più efficace è smettere di leggere la tabella nutrizionale (calorie, grammi di grassi, proteine) e leggere solo la lista ingredienti. Dieci secondi: riconosco tutti gli ingredienti come cibo reale? Ci sono nomi incomprensibili tra i primi cinque? Lo zucchero compare sotto tre nomi diversi? Se sì a una qualsiasi di queste, lascia il prodotto sullo scaffale. Se no, puoi procedere. Nel tempo, questa lettura diventa automatica e richiede veramente pochi secondi per qualsiasi prodotto.

Gli ultra-processati fanno male anche se l’apporto calorico è controllato?

Sì — e questo è uno dei contributi più importanti della ricerca degli ultimi dieci anni. Il danno degli ultra-processati non è principalmente calorico. È legato agli emulsionanti che danneggiano la barriera intestinale, ai dolcificanti artificiali che alterano il microbiota e la risposta glicemica, agli additivi che interferiscono con i circuiti ormonali della sazietà, e al profilo infiammatorio generale di questi prodotti. Due persone con identico apporto calorico — una da cibo vero, una da ultra-processati — avranno composizione corporea, microbiota, marker infiammatori e profilo metabolico completamente diversi nel tempo.

Fonti

  • Hall KD, Ayuketah A, Brychta R, et al. Ultra-Processed Diets Cause Excess Calorie Intake and Weight Gain: An Inpatient Randomized Controlled Trial of Ad Libitum Food Intake. Cell Metabolism. 2019;30(1):67–77. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31105044/
  • Rico-Campà A, Martínez-González MA, Alvarez-Alvarez I, et al. Association between consumption of ultra-processed foods and all cause mortality: SUN prospective cohort study. BMJ. 2019;365:l1949. https://www.bmj.com/content/365/bmj.l1949
  • Monteiro CA, Cannon G, Moubarac JC, et al. The UN Decade of Nutrition, the NOVA food classification and the trouble with ultra-processing. Public Health Nutrition. 2018;21(1):5–17. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28322183/
  • Fiolet T, Srour B, Sellem L, et al. Consumption of ultra-processed foods and cancer risk: results from NutriNet-Santé prospective cohort. BMJ. 2018;360:k322. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29444771/
  • Wastyk HC, Fragiadakis GK, Perelman D, et al. Gut-microbiota-targeted diets modulate human immune status. Cell. 2021;184(16):4137–4153. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34256014/
  • Chassaing B, Koren O, Goodrich JK, et al. Dietary emulsifiers impact the mouse gut microbiota promoting colitis and metabolic syndrome. Nature. 2015;519:92–96. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25731162/

Nota importante: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative ed educative e non sostituiscono il parere di un medico o altro professionista sanitario qualificato. In presenza di sintomi, patologie o dubbi relativi alla propria salute, è sempre consigliabile rivolgersi a uno specialista.

Informazioni sull'autore:

Elisa Campurani
Elisa Campurani
Co-fondatrice di Benessere Vivo, autrice e formatrice, Elisa lavora nel mondo del benessere dal 2012. Cuore pulsante dei contenuti di questo blog, accompagna ogni giorno migliaia di donne verso un rapporto sereno con il cibo e il proprio corpo. La sua missione? Sostituire diete e restrizioni con consapevolezza e libertà. "Il cambiamento vero nasce dentro. Il mio compito è aiutarti a farlo fiorire."