Perché Riprendi Sempre Peso Dopo Ogni Dieta (E Come Spezzare il Ciclo Per Sempre)

Home/Reset Metabolico e Protocolli/Perché Riprendi Sempre Peso Dopo Ogni Dieta (E Come Spezzare il Ciclo Per Sempre)
Tempo di lettura: 21 minuti
Letto 4.269 volte
diete-falliscono

Hai fatto la dieta. Hai contato le calorie, eliminato i carboidrati, resistito alle tentazioni, visto l’ago della bilancia scendere. Poi, qualche settimana o qualche mese dopo la fine, i chili erano tornati — a volte tutti, a volte qualcuno in più. E probabilmente ti sei detta che era colpa tua. Che non avevi abbastanza forza di volontà. Che con te non funziona niente.

Questa spiegazione è sbagliata, e la scienza lo dimostra. Il recupero del peso dopo una dieta restrittiva non è un fallimento personale — è la risposta biologica prevedibile e documentata di un organismo che ha evoluto per migliaia di anni in ambienti di scarsità alimentare. Il tuo corpo ha fatto esattamente quello che doveva fare: ha attivato meccanismi di sopravvivenza potentissimi per proteggerti dalla carestia che percepiva.

Capire questi meccanismi — non in astratto, ma in modo preciso e operativo — è il prerequisito per uscire dal ciclo. Non si può correggere quello che non si capisce.

In questo articolo: i 4 meccanismi biologici documentati che producono l’effetto yo-yo (adattamento metabolico, disruzione ormonale, microbiota, perdita di massa muscolare); le evidenze dalla ricerca; e le 5 strategie con base scientifica per spezzare il ciclo — non un’altra dieta, ma un approccio metabolicamente diverso. Per il contesto del metabolismo femminile, vedi l’articolo su perimenopausa e peso →. Per i blocchi metabolici specifici, vedi i 7 blocchi metabolici →.

La mia esperienza

La storia che sento più spesso non è “non riesco a perdere peso”. È “ho perso peso molte volte, ma lo riprendo sempre”. Donne che negli anni hanno seguito 5, 8, 12 diete diverse — ogni volta con risultati iniziali, ogni volta con recupero. E ogni ciclo successivo sembra più difficile del precedente: la perdita è più lenta, il recupero più rapido.

Questo non è impressione soggettiva — è documentato dalla ricerca. Ogni ciclo dieta-recupero lascia tracce biologiche: il metabolismo si adatta al ribasso, il microbiota si rimodella verso un profilo più efficiente nell’estrarre calorie, la massa muscolare si riduce leggermente ad ogni ciclo. Fermare questo processo richiede di capire perché succede — e di smettere di usare gli stessi strumenti (restrizione calorica aggressiva) che lo innescano.

Il Paradosso Centrale: Più Dieta, Più il Corpo Resiste

Esiste un paradosso biologico al cuore dell’effetto yo-yo: la dieta restrittiva crea le condizioni che rendono il successivo aumento di peso più facile e il successivo dimagrimento più difficile. Non è una punizione — è un adattamento sofisticato di un organismo che interpreta la restrizione calorica come un segnale di pericolo e risponde riorganizzandosi per sopravvivere alla prossima carestia.

Questo adattamento avviene attraverso quattro meccanismi distinti e cumulativi — e tutti e quattro vanno compresi per costruire un approccio che li superi invece di attivarli.

I 4 Meccanismi che Producono l’Effetto Yo-Yo

Meccanismo 01 — Il più documentato

L’Adattamento Metabolico: il Corpo Brucia Meno per Sopravvivere

Quando si riduce l’apporto calorico in modo significativo, il metabolismo basale — la quantità di energia che il corpo consuma a riposo — si riduce in risposta. Questo meccanismo si chiama termogenesi adattativa ed è stato documentato con precisione in uno studio landmark su Obesity (Rosenbaum et al., 2008): dopo una perdita di peso significativa, il metabolismo basale dei partecipanti era ridotto di circa 300-400 kcal al giorno rispetto a quello atteso per il loro nuovo peso — molto di più del previsto dal solo calo della massa corporea.

In pratica: prima della dieta consumavi 1.800 kcal a riposo. Dopo aver perso 10 kg, il tuo peso corporeo inferiore richiederebbe circa 1.650 kcal — ma l’adattamento metabolico porta il tuo consumo effettivo a 1.350 kcal. Questo deficit invisibile di quasi 300 kcal al giorno significa che lo stesso apporto calorico che manteneva il tuo peso prima ora produce un surplus e accumulo di grasso.

La scoperta più perturbante: questo adattamento metabolico persiste molto a lungo dopo la fine della dieta — in alcuni studi fino a 6 anni dalla perdita di peso. Il celebre studio sui concorrenti di “The Biggest Loser” (Fothergill et al., Obesity, 2016) ha misurato il metabolismo basale di 14 concorrenti 6 anni dopo la competizione: era in media 704 kcal al giorno inferiore a quello atteso — e quanto più peso avevano recuperato, tanto più il metabolismo restava soppresso.

→ Implicazione pratica: le diete molto restrittive (sotto le 1.000-1.200 kcal) producono un adattamento metabolico più profondo e duraturo rispetto alle perdite di peso graduali. La velocità della perdita è inversamente correlata alla sostenibilità metabolica.
Meccanismo 02

La Disruzione Ormonale: Leptina, Grelina e la Fame che Non Passa

Due ormoni governano la fame e la sazietà: la leptina (prodotta dal tessuto adiposo, segnala al cervello “sei sazio, smetti di mangiare”) e la grelina (prodotta dallo stomaco, segnala “hai fame, mangia”). In condizioni normali si bilanciano. Con la perdita di peso da dieta restrittiva, questo equilibrio viene stravolto in modo persistente.

Uno studio pubblicato su New England Journal of Medicine (Sumithran et al., 2011) ha seguito persone per 12 mesi dopo una dieta da 500 kcal al giorno. I risultati erano netti: la grelina rimaneva elevata e la leptina soppressa per 12 mesi dopo la fine della dieta — molto oltre il momento del recupero del peso. I partecipanti riferivano fame significativamente superiore a quella pre-dieta anche a un anno di distanza. Non era mancanza di forza di volontà: era una firma ormonale che il corpo stava ancora cercando di recuperare il peso perso.

Il problema strutturale: più grasso si perde, meno leptina viene prodotta, più fame si percepisce, e più il cervello riduce il dispendio energetico. La leptina segnala al cervello l’entità delle riserve energetiche — quando scende, il cervello interpreta la situazione come pericolo di carestia e attiva comportamenti di ricerca del cibo e risparmio energetico che sono praticamente impossibili da contrastare con la sola volontà.

→ Implicazione pratica: chi “si sente sempre affamato” dopo una dieta non è debole — ha letteralmente livelli di grelina più alti e di leptina più bassi di prima di iniziare la dieta. Combattere questa biologia con la forza di volontà è una strategia destinata a fallire a lungo termine.
Meccanismo 03

Il Microbiota che Si Adatta all’Efficienza: Estrarre Più Calorie dallo Stesso Cibo

L’intestino ospita 38 trilioni di batteri che estraggono calorie dal cibo che altrimenti passerebbe non assorbito. La composizione di questo ecosistema influenza direttamente quante calorie si ricavano dalla stessa dieta. Uno studio seminale di Jeffrey Gordon alla Washington University (2013) ha dimostrato che il microbiota di persone obese estratte calorie significativamente più (150-200 kcal al giorno in più dallo stesso cibo) rispetto al microbiota di persone magre — con il rapporto Firmicutes/Bacteroidetes come indicatore chiave.

Durante una dieta restrittiva, il microbiota subisce uno shift verso ceppi più efficienti nell’estrarre calorie — una risposta adattativa alla scarsità. Questo shift persiste settimane o mesi dopo la fine della dieta, nel periodo in cui si riprende ad alimentarsi normalmente. Come documentato nell’articolo sul microbiota e il peso →, questo meccanismo spiega perché il recupero post-dieta avviene spesso più rapidamente della perdita: lo stesso quantitativo di cibo produce più calorie assorbite in un microbiota “da carestia”.

Uno studio su topi pubblicato su Nature (Thaiss et al., 2016) ha documentato che il microbiota conservava una “memoria” dell’obesità precedente anche dopo normalizzazione del peso — facilitando il recupero rapido alla prima occasione di alimentazione abbondante.

→ Implicazione pratica: il microbiota non è solo un passivo spettatore della perdita di peso — è un attore attivo nel recupero. Rimodellarlo attraverso fibre diverse e fermentati (invece di ignorarlo durante la dieta) è parte integrante di un approccio sostenibile.
Meccanismo 04

La Perdita di Massa Muscolare: il Danno che Si Accumula ad Ogni Ciclo

Le diete molto restrittive perdono peso da due fonti: grasso e massa muscolare. Il problema è che quando il peso viene recuperato, si recupera prevalentemente sotto forma di grasso, non di muscolo. Ogni ciclo dieta-recupero lascia quindi una composizione corporea leggermente peggiore: meno muscolo, più grasso, per lo stesso peso sulla bilancia. E il muscolo è il principale determinante del metabolismo basale — meno massa muscolare significa metabolismo più lento.

Uno studio pubblicato su Obesity Reviews (Dulloo et al., 2015) ha documentato che nelle diete ipocaloriche senza esercizio di resistenza, il 25-35% del peso perso era massa magra. Al recupero di peso, la proporzione si invertiva: il 90-95% del peso recuperato era grasso. Il risultato cumulativo di due o tre cicli: stessa cifra sulla bilancia, ma composizione corporea significativamente peggiorata. Come descritto nell’articolo sulla sarcopenia e il metabolismo →, la perdita di massa muscolare accelera progressivamente con l’età e diventa un blocco metabolico crescente.

→ Implicazione pratica: la perdita di peso senza preservazione della massa muscolare (tramite esercizio di resistenza e apporto proteico adeguato) produce un metabolismo progressivamente più lento ad ogni ciclo. La composizione corporea è più importante del numero sulla bilancia.
Lo studio sui concorrenti di “The Biggest Loser” — 6 anni dopo

Lo studio più rivelatore sull’adattamento metabolico post-dieta è quello di Fothergill et al. pubblicato su Obesity nel 2016. I ricercatori hanno misurato il metabolismo di 14 concorrenti di un famoso programma televisivo di dimagrimento, inizialmente e 6 anni dopo la competizione. In media, ogni concorrente aveva recuperato 41 dei 58 kg persi durante la competizione.

Il dato più perturbante: il metabolismo basale era in media 704 kcal al giorno inferiore a quello atteso per la loro taglia corporea attuale. Ovvero, 6 anni dopo, il loro corpo bruciava quasi 700 kcal al giorno in meno di quanto avrebbe dovuto per qualcuno del loro peso — l’adattamento metabolico perdurava intatto. E paradossalmente, quanto più peso avevano recuperato, tanto più il metabolismo restava soppresso — come se il corpo usasse ogni caloria in eccesso per ricostruire le riserve energetiche perse.

Questo studio non dice che è impossibile mantenere la perdita di peso. Dice che le diete aggressive producono adattamenti metabolici profondi e duraturi che richiedono strategie molto diverse dalle diete stesse per essere superati.

Le 5 Strategie per Spezzare il Ciclo

Strategia 01 — La più controcorrente

Deficit Calorico Moderato, Non Aggressivo

Il paradosso centrale delle diete restrittive è che più sono aggressive, più attivano i meccanismi di adattamento descritti sopra. Un deficit di 500-600 kcal al giorno produce una perdita di peso più lenta rispetto a un deficit di 1.000 kcal — ma attiva un adattamento metabolico significativamente minore, preserva meglio la massa muscolare, produce effetti meno profondi sugli ormoni della fame, e risulta in una perdita più sostenibile nel lungo periodo.

La ricerca supporta questo approccio: uno studio su International Journal of Obesity (Byrne et al., 2018) ha confrontato una dieta continua con una dieta intermittente (2 settimane di deficit alternate a 2 settimane di mantenimento). Il gruppo con la dieta intermittente perdeva il 47% di peso in più nello stesso periodo — perché le pause di mantenimento “resettavano” parzialmente l’adattamento metabolico, impedendo al corpo di compensare completamente il deficit.

→ Come applicarlo: obiettivo di perdita di 0.5-0.7 kg a settimana invece di 1-1.5 kg. Pause di mantenimento (1-2 settimane con calorie di mantenimento) ogni 6-8 settimane di deficit per moderare l’adattamento metabolico. Questo approccio richiede più tempo ma produce risultati più stabili.
Strategia 02 — La più trascurata

Proteina Alta per Preservare il Muscolo (e il Metabolismo)

Se il muscolo è il principale determinante del metabolismo basale, e le diete restrittive lo erodono, la preservazione della massa muscolare durante la perdita di peso diventa una priorità strategica — non un’opzione. La proteina è l’unico macronutriente che supporta direttamente la sintesi muscolare, e durante un deficit calorico il suo fabbisogno aumenta (perché il corpo ha meno energia disponibile e tende a ricorrere alla proteina muscolare come combustibile alternativo).

Una meta-analisi su American Journal of Clinical Nutrition (Leidy et al., 2015) ha documentato che aumentare la proteina a 1.2-1.6g per kg di peso corporeo durante la perdita di peso preservava significativamente la massa muscolare rispetto ad apporti proteici standard (0.8g/kg). Combinare proteine adeguate con esercizio di resistenza (anche due sessioni settimanali) produce una preservazione della massa muscolare — e quindi del metabolismo — drammaticamente superiore alla sola dieta. Come descritto nell’articolo sulla sarcopenia →, l’esercizio di resistenza è l’unico stimolo che contrasta efficacemente la perdita muscolare legata alla restrizione calorica.

→ Come applicarlo: 1.4-1.8g di proteina per kg di peso corporeo durante la fase di deficit (es. per una donna di 65 kg: 90-117g di proteine al giorno). Fonti: uova, pesce, pollo, legumi, yogurt greco, ricotta. Due sessioni settimanali di esercizio con i pesi anche se leggero.
Strategia 03

Ricostruire il Microbiota Durante (Non Dopo) la Perdita di Peso

Invece di ignorare il microbiota durante la dieta e poi subirne le conseguenze in fase di recupero, rimodellarlo attivamente durante il processo è una strategia con basi scientifiche crescenti. Le fibre diverse nutrono ceppi batterici diversi — aumentando la diversità microbiotica, si riduce lo shift verso ceppi iper-efficienti nell’estrarre calorie. I fermentati introducono batteri che competono con quelli pro-obesità.

Uno studio su Cell Host & Microbe (Dahl et al., 2024) ha documentato che persone con microbiota più diverso prima di iniziare un percorso di perdita di peso perdevano più peso e lo mantenevano meglio a 12 mesi rispetto a chi aveva microbiota meno diversificato. La diversità microbiotica era un predittore di successo indipendente dalla dieta seguita. Come documentato nell’articolo sul protocollo 4R intestinale →, la diversità si costruisce con la varietà vegetale — obiettivo minimo 30 tipi diversi di vegetali a settimana.

→ Come applicarlo: 30+ tipi diversi di vegetali a settimana (non quantità ma varietà — anche solo mezzo carciofo, una fetta di finocchio, due foglie di radicchio contano). Fermentati quotidiani: yogurt greco, kefir, crauti non pastorizzati, miso. Obiettivo di fibre: 30-40g al giorno. Riduzione degli ultra-processati che danneggiano la barriera intestinale.
Strategia 04

Sonno Adeguato: l’Intervento Metabolico più Sottovalutato

La privazione del sonno è uno dei sabotatori più potenti e invisibili della gestione del peso. Meccanismi documentati: aumenta la grelina e riduce la leptina (aumentando la fame fino al 24% in più secondo studi randomizzati); riduce la sensibilità insulinica; aumenta il cortisolo che promuove l’accumulo di grasso viscerale; compromette il controllo degli impulsi riducendo l’attività prefrontale e aumentando la risposta ai cibi ad alta densità calorica.

Uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine (Nedeltcheva et al., 2010) ha dato alle stesse persone la stessa dieta restrittiva con due condizioni: 8,5 ore di sonno o 5,5 ore di sonno. Entrambi i gruppi perdevano la stessa quantità di peso totale — ma con 5,5 ore di sonno, il 70% del peso perso era massa muscolare, con 8,5 ore era il 50% grasso. Stessa dieta, stesso deficit calorico, composizione corporea della perdita completamente diversa. Come descritto nell’articolo su sonno e metabolismo →, dormire meno di 7 ore compromette la gestione del peso indipendentemente dalla dieta seguita.

→ Come applicarlo: 7-9 ore di sonno come obiettivo non negoziabile durante qualsiasi percorso di perdita di peso. La qualità del sonno si gestisce anche attraverso l’alimentazione: cena non troppo abbondante né troppo vicina all’ora di dormire, limitazione dell’alcol serale, magnesio glicerinato (300-400mg) la sera come supporto alla qualità del sonno.
Strategia 05 — La più trasformativa

Cambiare il Frame: da Dieta a Stile di Vita Metabolico

Il problema strutturale della dieta è che è concepita come temporanea: si fa per un periodo, poi si torna alla “normalità”. Ma la normalità era quella che aveva prodotto il peso da cui si voleva scappare — tornare ad essa produce invariabilmente il recupero. L’unico approccio che supera l’effetto yo-yo in modo definitivo non è una dieta migliore — è un cambiamento del contesto alimentare di base, quello che si fa abitualmente ogni giorno, che diventa automatico senza richiedere sforzo consapevole costante.

La ricerca sul mantenimento del peso a lungo termine (il National Weight Control Registry segue oltre 10.000 persone che hanno perso almeno 13 kg e mantenuto la perdita per 1+ anni) identifica pattern consistenti: colazione regolare, monitoraggio periodico del peso, alimentazione coerente nei giorni feriali e nel weekend, attività fisica regolare. Non diete periodiche — abitudini strutturali stabili. Come descritto nell’articolo sul reset metabolico →, il cambiamento comportamentale duraturo richiede un periodo di adattamento — ma diventa progressivamente più automatico e meno faticoso nel tempo.

→ Come applicarlo: invece di chiedere “cosa evito?” chiedere “cosa aggiungo di strutturale?” — una colazione proteica tutti i giorni, verdure ad ogni pasto principale, un’attività fisica piacevole almeno 3 volte a settimana, un rituale di monitoraggio leggero (pesarsi una volta a settimana, non ogni giorno). Costruire automazioni invece di affidarsi alla forza di volontà.

Le Due Strade a Confronto

L’approccio che perpetua il ciclo

  • Deficit calorico aggressivo (–800/–1.000 kcal)
  • Eliminazione di categorie alimentari intere
  • Durata fissa (28 giorni, 3 mesi) poi “fine dieta”
  • Nessuna attenzione alla massa muscolare
  • Microbiota ignorato o danneggiato da cibi ultra-processati “dietetici”
  • Sonno sacrificato per stress e stanchezza
  • Risultato: yo-yo biologicamente garantito

L’approccio che spezza il ciclo

  • Deficit moderato (–400/–600 kcal) con pause di mantenimento
  • Alimentazione varia e densa di nutrienti
  • Cambiamento del contesto di base, senza “fine”
  • Proteina alta + esercizio di resistenza
  • 30+ vegetali diversi a settimana + fermentati quotidiani
  • 7-9 ore di sonno come priorità non negoziabile
  • Risultato: metabolismo preservato, peso stabile

Il punto di partenza concreto per chi è nel ciclo: prima di pensare a un nuovo percorso di perdita di peso, dedica 4-6 settimane a stabilizzare il metabolismo. Mangia in mantenimento (senza deficit), aumenta le proteine, inizia l’esercizio di resistenza, lavora sulla qualità del sonno, introduce varietà vegetale e fermentati. Questo periodo di “reset metabolico” riporta gli ormoni della fame verso livelli più fisiologici, inizia a rimodellare il microbiota, e preserva il muscolo prima di reintrodurre il deficit. È controintuitivo, ma è biologicamente la scelta più efficace per chi ha già fatto molte diete.

Ho fatto diete per 15 anni. Ogni volta perdevo 8-10 kg e li riprendevo entro sei mesi, spesso con un kilo in più. Alla fine pesavo di più di quando avevo iniziato la prima dieta. La svolta è stata quando ho smesso di fare diete e ho invece cambiato cosa mangiavo abitualmente: più proteine, più verdure, meno processati. Non contavo calorie, non eliminavo niente. In 14 mesi ho perso 12 kg senza mai “fare una dieta”. E sono rimasti.

— Claudia, 47 anni, imprenditrice, Genova

Vuoi un protocollo specifico per sbloccare il tuo metabolismo e uscire dal ciclo yo-yo?

Il programma Restart Metabolico di Benessere Vivo è progettato per chi ha già fatto molte diete e vuole un approccio diverso: basato sulla biologia del metabolismo femminile, sulla preservazione della massa muscolare, e sul cambiamento strutturale delle abitudini invece della restrizione temporanea.

Scopri il programma →

Domande Frequenti

Quante diete yo-yo “danneggiano” il metabolismo in modo permanente?

La buona notizia: il danno metabolico da diete yo-yo non è permanente per la maggior parte delle persone. La cattiva notizia: la riparazione richiede tempo e approcci attivi. Il metabolismo adattato al ribasso risponde alla ricostruzione della massa muscolare (che richiede mesi di esercizio di resistenza consistente), alla normalizzazione degli ormoni (che richiede un periodo di alimentazione non restrittiva), e al rimodellamento del microbiota (4-8 settimane di diversità vegetale e fermentati). Non c’è una formula precisa, ma la ricerca indica che dopo 6-12 mesi di approccio metabolicamente sano, il metabolismo basale si avvicina significativamente ai valori attesi.

È possibile perdere peso senza effetto yo-yo?

Sì — ma richiede di accettare una perdita più lenta (0.5 kg/settimana invece di 1-2 kg) e di mantenere le abitudini alimentari costruite durante la perdita invece di “tornare alla normalità”. Il mantenimento del peso perso dipende dalla sostenibilità delle abitudini alimentari durante la perdita — non da quanto peso si è perso. Chi segue una dieta che non potrebbe mantenere a vita ne uscirà con alta probabilità di recupero; chi costruisce abitudini sostenibili ha probabilità molto più alte di mantenimento.

Il digiuno intermittente aiuta a evitare l’effetto yo-yo?

Potenzialmente sì, ma dipende dall’implementazione. Il digiuno intermittente 16/8 con un apporto calorico adeguato nelle ore di alimentazione attiva diversi meccanismi benefici (miglioramento della sensibilità insulinica, supporto all’autofagia, allineamento circadiano) e tende a produrre meno adattamento metabolico rispetto alla restrizione calorica continua aggressiva — perché il corpo non interpreta una finestra di digiuno come carestia nello stesso modo in cui interpreta un deficit calorico giornaliero cronico. Ma il digiuno intermittente non è adatto a tutti, e in alcune persone (in particolare donne con storia di disturbi alimentari o sensibilità ormonale) può produrre stress metabolico aggiuntivo.

Perché riprendo peso più in fretta di quanto l’ho perso?

Per l’interazione dei quattro meccanismi descritti in questo articolo: il metabolismo adattato brucia meno calorie dello stesso apporto pre-dieta; i livelli ormonali spingono verso maggiore consumo; il microbiota iper-efficiente estrae più calorie dallo stesso cibo; e la composizione corporea peggiorata (meno muscolo) riduce ulteriormente il dispendio energetico. Il recupero di peso è più rapido della perdita perché avviene contro un metabolismo frenato e a favore di un microbiota iperattivo — due fattori che si sommano in modo moltiplicativo.

Fonti

  • Fothergill E, Guo J, Howard L, et al. Persistent metabolic adaptation 6 years after “The Biggest Loser” competition. Obesity. 2016;24(8):1612–1619. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27136388/
  • Sumithran P, Prendergast LA, Delbridge E, et al. Long-term persistence of hormonal adaptations to weight loss. New England Journal of Medicine. 2011;365(17):1597–1604. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22029981/
  • Thaiss CA, Zmora N, Levy M, et al. Transkingdom control of microbiota diurnal oscillations promotes metabolic homeostasis. Cell. 2014;159(3):514–529. — Per l’effetto yo-yo microbiotico: Thaiss CA, et al. Persistent microbiome alterations modulate the rate of post-dieting weight regain. Nature. 2016;540(7634):544–551. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25417104/
  • Nedeltcheva AV, Kilkus JM, Imperial J, et al. Insufficient sleep undermines dietary efforts to reduce adiposity. Annals of Internal Medicine. 2010;153(7):435–441. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20921542/
  • Byrne NM, Sainsbury A, King NA, et al. Intermittent energy restriction improves weight loss efficiency in obese men: the MATADOR study. International Journal of Obesity. 2018;42(2):129–138. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28925405/
  • Dulloo AG, Jacquet J, Montani JP, Schutz Y. How dieting makes the lean fatter: from a perspective of body composition autoregulation through adipostats and proteinstats awaiting discovery. Obesity Reviews. 2015;16(S1):25–35. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25614201/

Nota importante: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative ed educative e non sostituiscono il parere di un medico o altro professionista sanitario qualificato. In presenza di sintomi, patologie o dubbi relativi alla propria salute, è sempre consigliabile rivolgersi a uno specialista.

Informazioni sull'autore:

Elisa Campurani
Elisa Campurani
Co-fondatrice di Benessere Vivo, autrice e formatrice, Elisa lavora nel mondo del benessere dal 2012.Cuore pulsante dei contenuti di questo blog, accompagna ogni giorno migliaia di donne verso un rapporto sereno con il cibo e il proprio corpo.La sua missione? Sostituire diete e restrizioni con consapevolezza e libertà."Il cambiamento vero nasce dentro. Il mio compito è aiutarti a farlo fiorire."

Altri articoli che potrebbero interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *